...Luna di maggio gialla falce grido d'amore dell'alce. Ombre di carri nella sera fuochi di gente straniera...Fiamme che ballano, occhi di cenere resta invisibile, l'attimo giusto verrà...

Per Diana e Aradia

Sotto il lume...
* Pic Nic ad Hanging Rock (Joan Lindsay)*
Pensieri e invocazioni

O Iside, Iside immensa che dalla tua dimora celeste ascolti i segreti dialoghi degli uomini innamorati e scorgi gli sguardi schivi delle leggiadre ninfe con le labbra protese per il nettare divino, illumina con il tuo chiarore il nostro cammino, che all'antica vetta del monte ci porterà. O Iside, Iside regina delle mie notti insonni a cercare un boccale di ambrosia pieno, dove le mie labbra arse di desiderio potere rinfrescar, adesso che la fonte sacra per me stilla acqua sorgiva fa che mi si sazi l'arsura del conoscere mio. Balliamo, balliamo, illuminati nel volto dalla tua luce soave O Iside eterna. Cantiamo, cantiamo, la canzone eterna, O arcana novella di nuove e antiche verità.



Note e misteri
Sabbie e Clessidre

Nenie e cantastorie
Perle

...a Iside
Iside figlia di Geb e Nut, sposa e sorella di Osiride, madre di Horus grande maga, riuscì a scoprire il nome segreto di Ra protegge il sole-Ra contro Apep disco solare fra le corna, trono, il nodo Tit Sirio acqua, terra, rosa, nero, la maternità

Per Iside
Riconosco un essenza maschile ed una femminile, in loro la mia vita, per loro la mia vita. Non conosco i loro nomi perche' li chiamo con tutti i nomi del mondo. Mi donano la paura e il dubbio, affinche' io possa chiedere a me stessa e dentro me stessa trovare le risposte.






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Esbat: Luna del Lupo (Gennaio),Luna
di Ghiaccio (Febbraio), Luna del Seme (Marzo), Luna della Lepre (Aprile)
Luna dei Fiori (Maggio), Luna dell'Idromele (Giugno), Luna delle Erbe
(Luglio), Luna del Grano (Agosto), Luna del Raccolto (Settembre), Luna
di Sangue (Ottobre), Luna Matta (Novembre), Luna di Quercia (Dicembre),
Luna Blu (Variabile)
Prossimo Esbat
Luna della caccia
La Ruota dell'Anno
" Quattro volte l'anno, con Samhain, Imbolc,
Beltane e Lammas vedrai i grandi sabbat tornare
e le streghe in festa per loro danzare.
Altrettante volte vedrai la notte in lunghezza il giorno pareggiare
e dalle streghe i sabbat minori celebrare.
Tredici invece sono le lune di una strega
come tredici sono i membri di una congrega,
da gennaio a dicembre l'Esbat van festeggiando
e ad ogni luna Piena, con gioia van danzando. "
(Doreen Valiente)
Sabbat: Samhain (31 ottobre); Segue
Yule, il Solstizio d' Inverno (21 dicembre); Imbolc (2 febbraio);
Oestara, Equinozio di primavera (21 marzo); Beltane (30 aprile); Litha,
Solstizio d'Estate (21 giugno); Lughnassadh ( 1° Agosto); Mabon, Equinozio
d'autunno (21 settembre); Samhain, capodanno pagano ( 31 ottobre).


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lunedì, 30 giugno 2008 alle 12:00
Spunta lu suli e squagghia la jlata
squagghia ppi na picciotta ch’è sapurita.
Ch’è sapurita ch’è sapurita
squagghia ppi na picciotta ch’è sapurita.
Lu pettu teni di na scaffalata
m’havi l’ucchiuzzi di na calamita.
Di na calamita di na calamita
avi dui ucchiuzzi di na calamita.
Chiudirimi ‘nte so manu iu mi vurria
bedda sa chi ti dicu dammi na vasata
Dammi na vasata dammi na vasata
sai chi ti dicu e dammi na vasata.
Dammi na vasata dammi na vasata
ju mottu sugnu e mi duni la vita.
Mi duni la vita mi duni la vita
ju mottu sugnu e mi duni la vita.
Bedda sai chi ti dicu o ni nni fuemu
comu na manna Diu nni la pigghiamu.
Nni la pigghiamu e nni la pigghiamu
comu na manna Diu e nni la pigghiamu.
Ccu quattru boni amici o chi pirdemu
e mamma e patri e li pacificamu.
Li pacificamu li pacificamu
e mamma e patri e li pacificamu.
(Spunta lu suli-Agricantus 1993)
tra le sabbie del deserto Venilia ha scritto
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sabato, 28 giugno 2008 alle 08:37
S'ì fosse foco, arderei 'l mondo;
s'ì fosse vento, lo tempesterei;
s'ì fosse acqua; ì' l'annegherei;
s'ì fosse Dio, mandereil'en profondo
s'ì fosse papa, sarè allor giocondo,
che tutt'i cristiani imbrigherei;
s'ì fosse 'mperator, sa che farei?
a tutti mozzerei lo capo a tondo
s'ì fosse morte, andarei da mio padre;
s'ì fosse vita, fuggirei da lui:
similmente faria da mi'madre
s'ì fosse Cecco, come sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre :
e vecchie e laide lassarei altrui.
(S'ì fosse foco-F.De Andre' 1968)
tra le sabbie del deserto Venilia ha scritto
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sabato, 21 giugno 2008 alle 08:32
Il sole in questo periodo sembra fermarsi, sorgendo e tramontando sempre nello stesso punto sino al 24 giugno (per quello invernale il 25 Dicembre) quando ricomincia a muoversi sorgendo gradualmente sempre più a sud sull'orizzonte (a nord per quello invernale).
La notte di S. Giovanni, il 24 giugno appunto, rientra nelle celebrazioni solstiziali; il nome associatogli deriva dalla religione Cristiana, perche' secondo il suo calendario liturgico vi si celebra San Giovanni Battista (come il 27 dicembre S. Giovanni Evangelista).
In questa festa, secondo un'antica credenza il sole (fuoco) si sposa con la luna (acqua): da qui i riti e gli usi dei falo' e della rugiada, presenti nella tradizione contadina e popolare. Non a caso gli attributi di S. Giovanni sono il fuoco e l'acqua, con cui battezzava... una comoda associazione, da parte del cristianesimo, per sovrapporsi alle antiche celebrazioni...
Cosi' nel corso del tempo, c'e' stato un mischiarsi di tradizioni antiche, pagane, e ritualita' cristiana, che dettero origine a credenze e riti in uso ancora oggi e ritrovabili perlopiu' nelle aree rurali.
Qui di seguito vi presento una breve panoramica degli usi popolari legati al solstizio.
I Fuochi di S. Giovanni
I falò accesi nei campi la notte di S. Giovanni erano considerati, oltre che propiziatori anche purificatori e l'usanza di accenderli si riscontra in moltissime regioni europee e persino nell'africa del nord.
I contadini si posizionavano principalmente su dossi o in cima alle colline, e accendevano grandi falo' in onore del sole, per propiziarsene la benevolenza e rallentarne idealmente la discesa; spesso con le fiamme di questi falo' venivano incendiate delle ruote di fascine, che venivano fatte precipitare lungo i pendii, accompagnate da grida e canti.
Come gia' detto sopra i falo' avevano pero' anche funzione purificatrice: per questo vi si gettavano dentro cose vecchie, o marce, perche' il fumo che ne scaturiva tenesse lontani spiriti maligni e... streghe :-) (si riteneva che in questa notte le streghe si riunissero e scorrazzassero per le campagne, alla ricerca di erbe...)
In alcuni casi si bruciava, come per l'epifania, un pupazzo, cosi' da bruciare in effige la malasorte e le avversita'.
Inoltre si faceva passare il bestiame tra il fumo dei falo', in modo da togliere le malattie e proteggerlo sia da queste sia da chiunque vi potesse gettare fatture e malie.
Alcuni usi popolari legati ai falo' di S. Giovanni
Sino a un po' di tempo fa era d'uso in veneto allestire dei Fuochi negli incroci.
A Pamplona in Spagna si usa raccogliere erbe aromatiche da bruciare negli incroci per scongiurare le tempeste e i fulmini.
Anche i Berberi che stanno in nord africa hanno dei festeggiamenti in concomitanza del 24 giugno e per questi accendono dei fuochi che facciano fumo denso per propiziare il raccolto dei campi e per guarire (col fumo) chi vi passa in mezzo.
In una localita' della Germania, vi e' un'usanza a cui partecipa tutta la popolazione dei dintorni. Una grossa ruota di infuocata viene fatta rotolare fino a valle, dove passa il fiume: se la ruota arriva accesa nell'acqua il segno e' favorevole; in caso contrario e' cattivo auspicio.
Chi salta il fuoco è sicuro di non dover soffrire il mal di reni per tutto l'anno.
Gettando erbe particolari (come la verbena) nel fuoco del falo' si allontana la malasorte.
La mattina del 24 Giugno le persone girano tre volte intorno alla cenere lasciata dal falo' e se la passano sui capelli o sul corpo, per scacciare i mali.
La raccolta delle erbe
Le erbe raccolte in questa notte hanno un potere particolare, sono in grado di scacciare ogni malattia e tutte le loro caratteristiche e proprieta' sono esaltate e alla massima potenza.
Le erbe più note da raccogliere nella notte del 24 sono: l'iperico detto anche erba di S. Giovanni; l'artemisia chiamata anche assenzio volgare e dedicata a Diana-Artemide; la verbena protettiva anch'essa e il ribes rosso che proteggeva dai malefici.
Oltre a quelle sopra citate erano anche ricercate: Vischio, SambucoAglio, Cipolla, Lavanda, Mentuccia, Biancospino, Corbezzolo, Ruta e Rosmarino.
Con alcune delle piante sopra citate era possibile fare "l’acqua di San Giovanni": si prendevano foglie e fiori di lavanda, iperico, mentuccia, ruta e rosmarino e si mettevano in un bacile colmo d'acqua che si lasciava per tutta la nottata fuori casa.
Alla mattina successiva le donne prendevano quest’acqua e si lavavano per aumentare la bellezza e preservarsi dalle malattie.
Altre erbe, usate nella medesima maniera davano origine ad altri tipi di acqua di s. Giovanni (ci sono delle variazioni tra regione e regione), che servivano comunque sempre contro il malocchio, la malasorte e le malattie, di adulti e bambini.
Altri usi legati alla vegetazione
Alle prime luci del 24 giugno i contadini che possedevano alberi di noce dovevano andare a legare una corda di spighe di orzo ed avena intrecciate ai tronchi dei loro alberi. In questo modo avrebbero poi raccolto frutti buoni e abbondanti.
In alcune localita' si usa fare il nocino, un liquore a base di noci non mature.
Raccogliere e portare con se un mazzetto di erba di s. giovanni aiutava a tenere lontani gli spiriti maligni.
Raccogliere 24 spighe di grano e conservarle gelosamente tutto l'anno serviva come amuleto contro le sventure.
Fare un mazzolino di tre spighe di grano marcio o carbone e buttarlo nel fiume liberava dagli animali e dalle piante nocive il grano che si stava per mietere.
La rugiada
La rugiada della mattina di San Giovanni, ovviamente legata all'elemento acqua, ha il potere di curare, di purificare e di fecondare.
Nel nord europa se una donna desiderava molti figli, doveva stendersi nuda (o rotolarsi) nell’erba bagnata. Cio’ anche se voleva bei capelli e una buona salute. Qui da noi c'era piu' l'abitudine di raccoglierla, che di usarla sul momento.
Se volete raccogliere la rugiada, potete stendere un panno tra l’erba, strizzandolo poi il mattino successivo. Oppure scavare una piccola buca, in cui inserirete un bicchiere o un altro contenitore. Sopra di esso poi metterete un telo impermeabile, fissato ai bordi della buca (in alto) e con un foro al centro proprio sopra l’orlo del bicchiere (sul fondo). La rugiada si depositera’ sul telo e scendera’ nel vostro contenitore.
Un altro sistema e' trascinarsi dietro, passeggiando per i campi, il mattino prestissimo, o un lenzuolo o un batuffolo di cotone legato per una cordicella: in questo modo stioffa e/o cotone si inzupperanno della rugiada che poi potrete raccogliere strizzandoli.
Altri usi legati all'acqua
La prima acqua attinta la mattina del 24 manteneva la vista buona.
Recarsi all'alba sulla riva del mare a bagnarsi preservava dai dolori reumatici.
Una leggenda tramanda che vicino al famoso Noce di Benevento, ci fosse un laghetto o un torrente in cui le donne si bagnavano proprio in questa notte, per aumentare la propria fertilita’.
La divinazione
La notte di s. giovanni e' legata a tantissime forme di divinazione, utilizzando come base acqua e/o piante. Le divinazioni piu' famose vertevano sull'indovinare qualcosa del proprio futuro amoroso e matrimoniale.
Qui di seguito eccone alcune:
Le ragazze da marito, se vogliono conoscere qualcosa sulle loro future nozze, dovranno, la sera della vigilia del 24 giugno, rompere un uovo di gallina bianca e versarne l'albume in un bicchiere o un vaso pieno d'acqua.
Poi lo prenderanno e lo metteranno sulla finestra, lasciandolo esposto tutta la notte alla rugiada di S. Giovanni.
Il mattino successivo, appena levato il sole, si prendera' il bicchiere, e attraverso le forme composte dall'albume nell'acqua, si trarranno auspici sul futuro matrimonio.
Oltre all'uovo poteva venir impiegato il piombo fuso: versato nell’acqua si raffreddava velocemente e dalla forma assunta si traevano previsioni sul mestiere del futuro marito.
Vi e' anche una versione di questo metodo che al posto del piombo prevedeva l'utilizzo dello zolfo.
Qui invece abbiamo una divinazione con forme vegetali: i cardi. Presi due, di grandi dimensioni gli si bruciacchiava la testa, poi si mettevano in un recipiente sul davanzale della finestra, uno con il capo rivolto verso l’interno, l'altro verso l’esterno. Se al mattino uno dei cardi era ritto sullo stelo, la ragazza interessata entro l’anno si sarebbe sposata; se il cardo era quello interno, con uno del proprio paese, se quello verso l'esterno, allora si sarebbe maritata con uno di fuori.
Un altro sistema con i cardi prevedeva di bruciarne la corolla e lasciarla tutta la notte fuori della casa. Al mattino occorreva osservarla attentamente: se appariva di colore rossastro era segno di buona sorte ma se appariva nera era indice di sicura sfortuna.
C'era anche un sistema con le fave. La sera del 23 le giovani nubili dovevano prendere tre fave: una intera, una sbucciata e la terza rotta nella parte sopra, e metterle sotto il cuscino al momento di andare a dormire. Durante la notte dovevano prenderne una a caso: se prendevano quella intera, buona sorte e ricchezza, la mezza poca sorte e quella sbucciata, cattivo auspicio.
Per terminare questa succinta carrellata di usi legati al solstizio e alla notte del 24 giugno (sono veramente molti, diffusi in tutta italia e oltre), segnalo l'usanza di mangiare le lumache per San Giovanni. Il significato di questo gesto e' legato perlopiu' alle corna delle lumache (che oltretutto simboleggiano la luna e il suo ciclo di crescita/decrescita, rappresentato dalle cornine). Per cui, ogni lumaca mangiata, e quindi cornetto, si ritiene che sia scongiurato un malanno... cosi' come il rischio di "corna" in casa.
pagina tratta http://www.lucedistrega.net/
Un'altra usanza che mi viene in mente e che mi insegno' mia nonna e' quella di gettare dalla finestra o dal terrazzo un po' d'acqua a mezzogiorno esatto il giorno di San Giovanni e chiedere al primo passante il proprio nome, quello sara' il nome del vostro futuro marito.

immagine tratta da http://sacerdotessediavalon.splinder.com
Felice Litha!
tra le sabbie del deserto Venilia ha scritto
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sabba, paganesimo, il mio libro delle ombre, tradizioni siciliane
mercoledì, 18 giugno 2008 alle 10:14
GIUGNO: LA LUNA DELL'IDROMELE O LUNA DI MIELE
L'apparizione del volto pieno e rotondo di questa Luna annuncia la fine della fertilità e l'inizio della nuova vita. Tutta la Natura ferve di attività. E' il tempo della dedizione, del nutrimento e della trasformazione. Questa Luna segna un periodo di metamorfosi anche per noi. Un momento in cui reinventare la vita, cambiare la realtà individuale e realizzare noi stessi. Ma prima di fare questo, spesso dobbiamo modificare la percezione che abbiamo della vita e osservarla con uno sguardo di nuovo. Per fortuna non è difficile come sembra. Con tutta la natura in uno stato di trasformazione, sarà facile adeguarsi.
Splendente Signora della Luna
illumina il mio cammino
mostrami il mio destino
indicami le scelte che libera mi renderanno
da questa vita di affanno
Madre ascolta le mie preghiere
ti prego aiutami a vedere.
pagina tratta da http://violetfairy.altervista.org/
tra le sabbie del deserto Venilia ha scritto
e con lei hanno respirato la Luna... commenti (4)
Categorie:
esbat, paganesimo, il mio libro delle ombre
giovedì, 12 giugno 2008 alle 11:34
"Ardono i sementi,
scricchiola il grano, insetti azzurri cercano ombra,
toccano il fresco.
E a sera salgono mille stelle fresche verso il cielo cupo.
Son lucciole vagabonde.
Crepita senza bruciare la notte d'estate".
(P.Neruda)

tra le sabbie del deserto Venilia ha scritto
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pensierando
sabato, 07 giugno 2008 alle 08:33

Dimmi ci credi tu, che quando è sera il mostro della terra ride e mangia l’erba delle aiuole?
E quando è sazio ma assetato dimmi ci credi tu, che lui corre allo stagno a bere la luna finché è giorno?
E dimmi ancora ci credi tu alla saggezza, che rinnega le passioni e non riesce a mascherare poi la dolcezza?
E dimmi ancora, puoi crederci che odio e amore sono gli stessi figli di un istante vissuto nel dolore?
No, io no, non ci credo non credo all’erba e allo stagno non credo alla fame e alla sete di sempre alla follia della luna. E dimmi ci credi tu?
Oppure no…
(Dimmi ci credi tu?-Ivan Graziani 1976)
tra le sabbie del deserto Venilia ha scritto
e con lei hanno respirato la Luna... commenti (2)
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pensierando